La storia di Levia Messina

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Era il lontano novembre 1988, quando mia madre, un bel giorno, mi disse: “Levia, c’è lo Zecchino d’Oro in tv, perché non provi a guardarlo?”.
Io, fino a quel momento, non sapevo neppure cosa fosse lo Zecchino, ma accesi il televisore e capitai su “Ma lui non sa che io lo so”: colpo di fulmine. No, non per il bambino che la cantava, per lo Zecchino in sé. Fu una sensazione bellissima, totalizzante, non avevo mai sentito nulla di così bello. Ironia della sorte, dopo aver conosciuto centinaia di altre canzoni, “Ma lui non sa che io lo so”, ora, non è esattamente una delle mie preferite, ma, allora, mi sembrò meravigliosa.
Iniziò così una grande passione, seguita dal regalo, da parte di mio papà, dell’audiocassetta, regalo di cui si pentì quasi subito, dato che la ascoltavo in ogni momento libero, da mattina a sera. “Cane e gatto”, “Filastrocche e tiritere” e via via tutte le altre, di quell’edizione che, per me, resterà sempre un po’ più magica delle altre.
Quasi contemporaneamente, come logica conseguenza, nacque anche il mio amore per il canto: il coro parrocchiale, certo, ma anche e soprattutto la voglia di far parte di quel mondo, grazie alla quale convinsi i miei genitori a iscrivermi alle selezioni per lo Zecchino d’Oro. Mi ricordo ancora, a sette anni, bimbetta impaurita che cantava “Il sole e il girasole” nella speranza di arrivare a Bologna. Non ci arrivai, ma, grazie alle selezioni, approdai al coro dei bambini di Antenna 3, tv privata lombarda che trasmetteva proprio “Birimbao”, cioè le selezioni per lo Zecchino, presentate da Cino Tortorella. Certo, non era il Piccolo Coro dell’Antoniano, ma, come si dice dalle mie parti, piuttosto che niente, meglio piuttosto e cantare le canzoni dello Zecchino in un coro era per me già qualcosa di bellissimo. A dire il vero, nell’estate 1989, scrissi anche a Mariele per chiedere come fare parte del Piccolo Coro dell’Antoniano, allegandole anche, pensate un po’ che sfacciataggine, una cassetta con alcune canzoni cantate da me. Conservo ancora quella lettera, uno dei ricordi che custodisco con più affetto: la cara Mariele, con una gentilezza disarmante, mi fece i complimenti per come cantavo, ma mi spiegò che, abitando a Milano, il Piccolo Coro sarebbe rimasto soltanto un sogno, incoraggiandomi però a non abbandonare questa mia passione. La presi in parola, dato che, a distanza di quasi trent’anni, continuo a cantare nel coro parrocchiale, tra le fila dei soprani. (Per la precisione, attualmente sono in “maternità”, avendo due bimbi molto piccoli, ma conto di riprendere quanto prima, non riesco a stare troppo senza cantare).
Contrariamente a molti bambini che, purtroppo, una volta cresciuti iniziano a preferire altra musica, io non smisi mai di amare lo Zecchino d’Oro: canzoni cantate fino allo sfinimento, la ricerca delle vecchie edizioni (all’epoca, non esisteva internet, quanti negozi, tra piccole botteghe e megastore, ho girato, nella Milano degli anni Novanta, alla ricerca di dischi perduti!) e l’attesa trepidante di quella nuova, ogni anno, a novembre, i nomi dei bambini del coro imparati a memoria, le videocassette guardate e riguardate per cercare di ricostruire le parti dei singoli settori del coro…dall’esterno, lo ammetto, può sembrare quasi maniacale, per me è semplicemente una passione, come essere abbonati alla squadra di calcio del cuore o sborsare centinaia di euro per un francobollo da collezione.
Una volta cresciuta, grazie anche ai fan club su internet, iniziai anche ad andare a Bologna per assistere dal vivo allo Zecchino e ai concerti, ogni volta con un’emozione impagabile: lo Zecchino del 2003 e del 2004 (anche quello del 2013, ma gli adulti non potevano già più entrare in studio e lo seguii sul maxischermo del teatro Antoniano), concerti di primavera, diversi saggi, la festa per i cinquant’anni del Piccolo Coro in piazza San Petronio, il 4 ottobre 2013, un meraviglioso concerto al parco della Montagnola di Bologna nel settembre 2014, non sto a elencarli tutti, ci metterei un secolo!
E, nel 2006, quando, laureanda in Sociologia, fui chiamata a scegliere l’argomento per la tesi, ebbi subito le idee chiare: lo Zecchino d’Oro, ovviamente! Non si tratta, del resto, di un fenomeno sociologico, educativo, artistico e culturale degno di nota?
Oggi ho due bambini piccoli, Federico ha venti mesi e Davide cinque, entrambi ascoltano, fin da prima di nascere, lo Zecchino, mangiano con me che, per distrarli, canto “La Ranocchia Pintistrocchia” e si addormentano con “La ninna nanna degli animaletti”, spero davvero di riuscire a trasmettere loro la passione per il canto. Non li costringerò, ovvio, non voglio essere come quei genitori che vogliono che i figli facciano quello che loro non sono riusciti a fare, se preferiranno dipingere o giocare a basket non ne farei certo un dramma, ma se un giorno uno di loro mi chiedesse di partecipare alle selezioni per lo Zecchino…beh, sarei la mamma più felice del mondo.

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Beh, sono stata in età da Piccolo Coro tra gli anni Ottanta e Novanta, la Galassia dell’Antoniano ancora non esisteva, ma volevo raccontarti l’esperienza di Birimbao. Non penso tu l’abbia mai sentito nominare, era, per così dire, il fratello minore, il fratellino povero (molto povero!) dello Zecchino d’Oro.
Birimbao erano le selezioni dello Zecchino per la Lombardia, che, negli anni Novanta, venivano trasmesse su Antenna 3,una televisione locale, ogni domenica sera. Il presentatore era Cino Tortorella, sì, proprio lui e ogni puntata era una sorta di mini Zecchino: una decina di bambini concorrenti che portavano una canzone dello Zecchino, una giuria di bambini che, al termine della puntata, votava (il vincitore della puntata sarebbe andato a settembre alle selezioni di Bologna) e, ovviamente c’era anche un coro, ispirato al Piccolo Coro dell’Antoniano.
Da Birimbao, ricordo che sono passati Barbara Pinna (“Ho paura papà”, Zecchino 1989), Mattia Galleani (“La canzone dei colori”, 1990) e Diana Barbera (“Il mio dentino dondola”, 1991). Sicuramente ne sono passati anche altri, penso tutti i bambini lombardi che hanno partecipato agli Zecchini di quegli anni, ma, sinceramente, ora non li ricordo, anche perché loro tre sono quelli che hanno partecipato a Birimbao nei “miei” anni.
Sì, perché io facevo parte del coro. La nostra maestra si chiamava Loredana, purtroppo non ricordo il cognome, riuscire a ritrovarla sarebbe una bellissima cosa, la sua testimonianza musicale sarebbe davvero preziosa, era diplomata al conservatorio, conosceva e sapeva cantare e suonare a memoria tutte le canzoni dello Zecchino e, probabilmente, il suo metodo era simile a quello di Mariele, che sono praticamente certa avesse conosciuto. O meglio, io, da spettatrice e fan, pensavo che Mariele fosse sempre dolce e tenera, ma, dalle testimonianze, ho letto che era giusta, materna, ma severa, pretendeva molto, sia in termini musicali che di disciplina: ecco, anche Loredana era così, pretendeva molto, ricordo, giusto a titolo di esempio, un ritornello del Valzer del moscerino che ci avrà fatto ripetere cinquanta volte, perché non era soddisfatta della respirazione, ma di lei ho un ricordo assolutamente positivo. Eravamo circa 25-30, bambini e bambine, provavamo due volte a settimana e, il sabato pomeriggio, si registrava a Legnano, alla sede di Antenna 3. Proprio per questo motivo (Legnano-Milano sarà una cinquantina di km), ho potuto far parte di quel coro solo per un annetto e mezzo circa, l’impegno, soprattutto per i miei genitori, era gravoso, ma il ricordo è bellissimo e i bambini che abitavano più vicini hanno fatto, come succede per i veterani del Piccolo Coro, parecchi anni di attività.
Non eravamo bravi come il Piccolo Coro, anche perché, appunto, provavamo solo due volte a settimana, cantavamo, salvo pochissime canzoni, a una voce sola e non facevamo concerti, il nostro impegno si esauriva con Birimbao, ma la ricordo comunque come una bellissima esperienza. Cantavamo al 99% canzoni dello Zecchino, quelle delle selezioni, ma, per qualche puntata speciale, come sotto Natale o Pasqua, ci capitava di preparare anche pezzi apposta, come la bellissima “Il coro del creato”, o altre due canzoni che non credo rientrino nel repertorio del Piccolo Coro, “Piccolo Amico” e “Inno alla vita”…che da allora cerco di ritrovare come spartito o altro, ma sembrano introvabili. Il Maestro che ci accompagnava al pianoforte durante le trasmissioni era Riccardo Vantellini, autore di “Le api del convento” dello Zecchino d’Oro.
Ecco, volevo farti parte di questa bella esperienza, che penso comunque sia legata all’Antoniano e ti mando una foto del coro, puntata di Carnevale, anno 1990, io sono l’ultima in alto a destra.
Ti mando un abbraccio e a presto,
Levia
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