NASCE “TESTIMONIANZE MUSICALI”

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Mi chiamo Francesca e raccolgo storie dell’Antoniano di Bologna del passato e del presente per una conoscenza e valorizzazione reciproca.
Sei mai stato all’Antoniano di Bologna? Ricordi Mariele Ventre? Hai mai sentito cantare il Piccolo Coro “Mariele Ventre” dell’Antoniano di Bologna diretto da Sabrina Simoni? Conosci la Fondazione Mariele Ventre? E le Verdi Note dirette da Stefano Nanni? Ricordi una canzone dello Zecchino d’Oro

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La storia di Sara Garau

Salve a tutti,

Mi chiamo Sara Garau e sono qui che scrivo per raccontare la mia esperienza all’Antoniano di Bologna.

Da quel giorno sono passati ben 22 anni, quasi 23, ma ricordo ogni minimo dettaglio come se fosse ieri.

Iniziò tutto una mattina, quando alla scuola materna, distribuirono delle locandine da consegnare ai genitori per informarli che ci sarebbero state delle selezioni di canto per lo Zecchino D’Oro e chi fosse stato interessato, avrebbe potuto far partecipare i propri figli. La sera stessa, feci vedere il volantino a casa e col consenso di papà e mamma, decisi di provare questa nuova esperienza… nuova perché, nonostante conoscessi a memoria tutte le canzoni dei cartoni animati e dello Zecchino D’Oro, non avevo mai seguito lezioni di canto e non avevo mai cantato al di fuori delle mura della mia cameretta; perciò, con l’aiuto di mia mamma, imparai i seguenti brani:

“Il caffè della Peppina”, “Il valzer del moscerino” , “Bolle di sapone” ecc… e dopo una lunga serie di audizioni, mi ritrovai all’Antoniano per l’ultimissima selezione, dove venni scelta… è da li che iniziò a tutti gli effetti questo bel sogno… ero finalmente una delle partecipanti della 37° edizione dello Zecchino D’Oro, con la canzone “Bianco con il giallo” di Cheope e Renato Pareti, che cantai insieme alla piccola Valeria Rofrano, di soli 3 anni, una bambina di Potenza, carina e spigliata.

Ricordo, che non appena mi assegnarono il pezzo, dovetti studiarlo per giorni, sia a casa mia, che a Bologna, durante le prove con la splendida Mariele Ventre, che con la sua pazienza e amore per la musica riuscì ad insegnare a tutti i bambini, inglesi, spagnoli, portoghesi ecc, le canzoni assegnate che andarono in onda dal 24 Novembre del 1994.

Mi sembrava tutto impossibile, io una bambina molto timida che davanti alle telecamere mi disinibivo e cantavo con tutta tranquillità, come se davanti a me non ci fosse nessuno, un po’ come quando “canticchiavo” tra le mura della mia cameretta e invece….. ero in mondo visione!!!

Che bei momenti!!! Starei qui a scrivere per ore…

Non dimenticherò mai le giornate intere trascorse con i simpaticissimi animatori dell’Antoniano, le prove, i preparativi prima delle esibizioni, dove mia madre, con tanto di lacca e ferma ciuffi, si improvvisava parrucchiera per acconciarmi con la solita coda ad un lato e treccina; ed una volta vestita, con la “divisa” consegnata dall’Antoniano, (che ancora oggi custodisco con affetto, per ricordo), ero pronta per salire sul palco.

Quell’anno, a presentare la 37° edizione, c’erano la carinissima Maria Teresa Ruta e il famoso Mago Zurlì, che purtroppo qualche giorno fa ci ha lasciati per raggiungere Mariele Ventre.

Che dire!? Sono fiera di aver partecipato in quell’anno, perché ebbi la fortuna di conoscere proprio loro, persone meravigliose e personaggi storici nella storia dello Zecchino D’Oro, che mai nessuno dimenticherà.

Cino Tortorella, presentatore fantastico, che faceva divertire tutti noi bambini; Mariele Ventre, leggendaria fondatrice e direttrice del “Piccolo coro”, donna dal cuore d’oro, che con l’amore per la musica riuscì ad insegnare, attraverso il canto, i sani e veri valori della vita. Quante le prove con lei al pianoforte, sempre sorridente, perché per lei il sorriso era fondamentale.

Come scordare il giorno della prima serata, quando, poco prima di andare in onda, durante le prove, persi il mio primo dentino… eh si… il mio primo topolino dei denti, arrivò fino a Bologna per portarmi i soldini; quante emozioni in quel periodo, tutte custodite nel mio cuore, come il ricordo di Topo Gigio, il simpaticissimo pupazzetto, icona dello Zecchino D’Oro, che purtroppo, in queste ultime edizioni non ho più visto e che spero di rivedere nelle prossime.

Come posso raccontare la mia esperienza senza citare il “Piccolo coro”, che oggi viene diretto dalla dolcissima Sabrina…anche con loro ho vari ricordi, come le serate trascorse insieme per provare, ma in particolare ricordo una bambina, ormai donna, Lucia Mele, delle quale purtroppo, dalla volta che cambiai casa, persi i contatti, (prima non esistevano i cellulari o le e-mail, ci si sentiva via posta), mentre grazie alla tecnologia di oggi, sono riuscita a recuperare i rapporti con molti dei partecipanti della mia edizione, come Assia Veneruso, Natascia Tarturo, Marco Fantini ecc, con i quali ci sentiamo spesso ed è bello sapere che nonostante il tempo e le distanze, ci sia ancora la voglia di star in contatto e scambiarci le ultime novità…

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Come questa, che ho il piacere di condividere con tutti voi…

Se Dio vorrà, ad Agosto, avrò la gioia di diventare mamma del mio primo figlio e spero, insieme all’aiuto di mio marito, di riuscire a trasmettergli la passione per il canto, perché il mio desiderio sarebbe quello di fargli vivere il mio stesso sogno… LO ZECCHINO D’ORO, che non è solo musica e canzoni, lo Zecchino è: amore, amicizia, fratellanza, valori sani, gioia, e divertimento.

Avrei ancora tanto da raccontare ma non mi basterebbe un mese, perciò vi mando un bacio grande, sperando di essere riuscita a trasmettere con questa testimonianza, la mia felicità e il mio orgoglio nell’aver vissuto questo sogno, chiamato ZECCHINO D’ORO.

Sara Garau

La storia di Carmine Spera

Carmine Spera

 

Mi piace tantissimo scrivere ma la cosa che mi risulta più difficile è scrivere di me.

Ci provo e inizio dicendo che la mia prima canzone l’ho composta a 8 anni e a distanza di

quarant’anni non riesco ancora  spiegarmi  il perché non abbia riscosso il successo che gli spetta.

In effetti è composta da 4 frasi che penso siano quelle che mancano alla musica italiana

e recitano così: Dai vieni anche tu/accendiamo la Tv/ se vediamo Re Artù/ ci piacerà di più!

Le note non le ricordo. Ricordo però che un amico musicista mi spiegò che non esiste un giro armonico

che contempla quelle note. E chi le suona o è un genio oppure è totalmente ignorante delle regole più elementari

della musica. E da quel giorno mi sono dovuto convincere di essere un genio.  Nonostante questa consapevolezza

capivo che bisognava leggere e confrontarsi con altri artisti per cui leggevo molte filastrocche e poesie.

In particolare di Gianni Rodari che pure se la cavava a trovare rime.

Diventato adolescente notavo sempre che le mie canzoncine nascevano già musicate.

E inoltre constatavo che molto spesso chi ascoltava le mie opere rideva. Anche se parlavano d’amore o

di un fatto di cronaca terribile…ridevano. Allora pensai di far necessità virtù iniziando a scrivere per alcuni cabarettisti locali.

Non stipulavo con loro un vero e proprio contratto ma in cambio si impegnavano a portarmi  ai vari matrimoni o battesimi

dove si esibivamo con le mie canzoni e io pranzavo o cenavo.

All’età di trent’anni ( e quasi 90 chili) mi sposai e non essendo più conciliabile quella vita lavorativa con quella familiare dovetti interrompere

la mia attività…Ma per poco, poco più di un anno, cioè fino a quando venne alla luce mio figlio Giovanni. Guardando quel pargolo

mi venne un lampo di genio ( in pratica il lampo di un collega): Perché non mettere a disposizione questa mia rara e nobile arte per far divertire i bambini?

Nella mia mente passarono i ricordi di quando da piccolo guardavo Lo zecchino d’oro a casa di mia nonna. Era da parecchio che non lo seguivo più

e iniziai ad interessarmene. Mi colpivano molte le canzoni di un certo Fasano, di un certo Gardini , di un certo Grottolievaschetti

(anni dopo capii che si tratta di due persone diverse ) e di un certo Iardella. Erano innovativi.

Le loro canzoni erano diverse da quelle che avevo ascoltato da piccolo. E capiìì che anche io genio avevo dei limiti. Avevo tanto da imparare.

Però non mi diedi per vinto. Ascoltavo cercando il segreto che avevano quei brani. Il linguaggio che veniva usato.

Mi informai e oltre lo Zecchino d’oro che era inarrivabile esistevano dei concorsi minori. Iniziai a partecipare. Più partecipavo e più mi rendevo

conto che avevo da imparare. Più imparavo e più partecipavo. Venne il momento che pensai che qualche mia canzone potesse partecipare

allo Zecchino d’oro. Iniziai ad inviarle.

A sorpresa, a volte, ricevevo qualche lettera dall’ Antoniano che mi informava che la mia canzone si era classificata tra le  prime 15 o 20 ed erano

dispiaciuti che non fosse entrata tra le prime 12.

Anche a me dispiaceva che si dispiacevano. Mi sentivo in colpa e decisi di impegnarmi un po’ di più per non farli dispiacere più.

Qualche collega dei festival minori mi sconsigliava di continuare a inviare canzoni poiché lì avrebbero

preso sempre gli stessi autori. Ma io che ero stato genio non potevo arrendermi facilmente e inviavo lo stesso.

Poi arrivò un periodo particolarmente drammatico per me. E improvvisamente la vita mi sembro tutta diversa. Non davo importanza più alle canzoni e

non avevo voglia di partecipare più a nessun festival.

Mia moglie non era d’accordo con me e mi chiese solo di firmare la documentazione da inviare all’Antoniano. Scelse lei la canzone: 7.

Ed un pomeriggio di primavera del 2010 mi squillò il telefonino.   C’era il prefisso 051! Oddio pensai!  Si tratta dell’Antoniano oppure del telefono Azzurro?

Era l’Antoniano. Erano finalmente contenti! Avevano scelto la mia canzone.

Arrivò novembre e il 53° Zecchino d’oro. “7”  fu cantata dalla piccolissima Alice Bonfant di Capoterra e ancora più sorprendente per me

fu che la canzone si classificò seconda (a pari merito con Bravissimissima). Ormai ero un autore dello Zecchino e iniziai subito a scrivere canzoni

fortissime per l’edizione successiva. E ne scrissi alcune davvero belle, tanto belle. Ma non furono prese.

Nel  2012, interruppi momentaneamente la composizione di una canzone per andare al supermercato a comprare i pannolini

per la mia secondogenita Antonella. E lì conobbi un musicista di nome Giuseppe De Rosa che stava acquistando una bottiglia di shampoo

( non ho mai avuto il coraggio di chiedergli  a cosa gli servisse) e iniziammo a scrivere delle canzoni insieme.

Per la 55° Edizione la sorpresa fu ancora più grande. Addirittura scelsero due canzoni firmate da me. Una, “La Banda Sbanda” composta appunto

con Giuseppe e un’ altra “Lupo Teodoro” scritta con l’aiuto dell’autrice Ilenia Navarra.  La prima fu cantata da uno spumeggiante Andrea Leonardi

mentre la seconda dal simpaticissimo Nik Giovanni Barelli.

Ora ero di nuovo un autore dello Zecchino. E quindi iniziai a scrivere altre belle canzoni per l’edizione successiva. Scrissi tante belle canzoni. Ma non furono scelte.

Ma ormai avevo esperienza e sapevo che l’anno dopo mi avrebbero senz’altro preso due canzoni.  Ma non ne fu scelta neppure una.

Nel 2015 però fu selezionata “Il contrabbasso” cantata dal bravissimo Pietro Landini scritta col cantautore Gerardo Attanasio e musicata da Giuseppe De Rosa.

E sempre con De Rosa per  l’anno successivo  ho composto “Per un però” che al 59° Zecchino è stata interpretata dalla simpatica e dolcissima Anna Vicciantuoni.

Il resto è storia dei giorni nostri ( si dice così no?). Aspettiamo la sessantesima edizione di cui per scaramanzia non voglio parlarne.

Questa è la mia esperienza. Mi sono divertito a raccontarvela e spero di non avervi annoiato. Non so se tutti siete arrivati a leggerla fin qui. Più che parlare di me l’ho scritta

pensando ai tanti colleghi che scrivono canzoni per bambini e sperano di partecipare allo Zecchino d’oro. Il mio consiglio è di non avere come finalità la manifestazione ma i bambini.

È per loro che si scrive.  Io sono riuscito a realizzare il mio sogno forse perché  sono bravo o forse perché ci ho creduto. Non lo so.

Se dovessi dare io la risposta direi perché a scriverle mi sono divertito come un bambino.

 

 

 

 

Mariele in bianco e nero e a colori

Noi siamo i “Vecchioni di Mariele”, un coro di ex bambini del Piccolo Coro dell’Antoniano di Bologna. Ci chiamiamo Vecchioni perchè era il nome che Mariele dava a tutti i bambini appena uscivano dal coro. 

Ognuno di noi nella vita ha intrapreso una strada diversa ma dopo tanti anni siamo tornati alle origini, uno dietro l’altro, in Via Guinizelli, nella stessa aula del 1980 per cantare le stesse canzoni di allora.

Al pianoforte non c’è più Mariele che strimpella e nei corridoi non passa più Padre Berardo a vigilare ma la loro presenza si sente comunque forte. Quando scherziamo ci immaginiamo che cosa avrebbe detto Mariele, quando cantiamo ripetiamo ancora gli stessi errori ma soprattutto abbiamo ancora quella grande voglia di cantare insieme.

Casualmente è capitata l’occasione di cantare in un cinema e di conseguenza il coinvolgimento della Fondazione Mariele Ventre con la presentazione dell’ultima pubblicazione: “Lettere da Mariele…oltre le note dello Zecchino d’Oro“.
Quindi dall’idea di alternare lettere e canzoni, se ne sono aggiunte altre con una crescente voglia di raccontare Mariele, di raccontare la nostra storia che è anche quella di tanti. Dal bianco e nero ai colori…

Abbiamo raccolto foto e spezzoni video da cassetti dimenticati, scritto un copione, stampato inviti, coinvolto Marco Lui e messo in piedi una Presentazione Musicale!

Non abbiamo idea di quante persone verranno il 5 maggio alle 21 al Cinema Perla ma certamente anche se dovessimo essere in due gatti, ci metteremo comunque tutto il nostro impegno, così come Mariele ci ha insegnato.